Carotel’s Weblog











Dopo l’approdo di Bruno Vespa e Vittorio Sgarbi in prima serata, è il turno di Giuliano Ferrara.

“Ho avuto l’offerta di rifare la mia vecchia rubrica Radio Londra (la trasmissione che fece prima per Canale 5, poi per Italia 1 tra il 1988 e il 1994 ndr) e l’ho accettata” conferma Ferrara che non appare in video dal 2007, ovvero dall’abbandono di Otto e mezzo su La7.

Prima con una serie di editoriali in difesa del premier, poi con la scelta di firmare articoli sul Giornale, quotidiano di proprietà berlusconiana.

“Ho avuto delle offerte professionali generose e chissà che non mi torni la voglia di travestirmi, genere cabarettistico-teologico a me più confacente, in qualche figura di nuovo telepredicatore’ aveva scritto sul suo giornale lo scorso dicembre.

Fonte:
http://www.repubblica.it/politica/2011/02/25/news/ferrara_al_posto_che_fu_di_enzo_biagi_l_ipotesi_al_vaglio_di_viale_mazzini-12883370/



Un viaggio sorridente, lontano dal clima generale che ci avvolge, quasi a voler offrire una sorta di terapia consolatoria: «Un disco liberatorio, nato per far star bene le persone» definisce lui stesso la sua ultima prova, 15 tracce (che diventano addirittura 25 in un package de luxe), firmate da un sedicenne di 44 anni, un album dallo spirito festoso, su ritmi dance, con l’elettronica a farla da padrone, animato da quello spirito avventuroso che da sempre è la migliore qualità di Lorenzo, uomo di musica.

Un verso di qua (magari pescato da un collega come Franco Battiato), due parole di là (Luca Carboni), altre due colte in un libro (di Julio Cortazar), lo spirito dell’Africa profonda del duo malese Amadou & Mariam (che animano una delle tracce migliori, l’etnica La bella vita), la collaborazione di Cesare Cremonini che ne I pesci grossi ripropone il refrain della sua Mondo, lo styling di un artista come Maurizio Cattelan che disegna il booklet e la copertina con un primo piano di Jovanotti che sul naso ha una strana barchetta.

La quantità di materia è sovrabbondante, caratterizzata dalla voglia di raccontarsi, indagarsi, guardarsi fuori: l’intensa L’elemento umano, l’amara Quando sarò vecchio, la più esistenziale di tutte Ora che dà il titolo al cd, la ballad Un’illusione, la techno Spingo il tempo al massimo, la dance La notte dei desideri, Megamix il cui testo ripete la frase «è questa la vita che sognavo da bambino».

E se Ora evoca un clima disimpegnato («l’impegno è nell’intento di far star bene la gente, di guardare lontano, oltre l’orizzonte, di provare il gusto del nuovo: vorrei che fra due anni questo disco sembrasse vecchio, da quanto è nuovo») questo non vuol dire che Lorenzo rinunci a esprimere le sue posizioni, come ha fatto ieri presentando l’album dall’ultimo piano del milanese Pirellone: «Non ho mai votato Berlusconi, non l’ho mai capito e Ruby non ha cambiato nulla» racconta.

Fonte:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=136135



Il dissenso fra Mahmoud Ahmadinejad e il suo responsabile degli Esteri, Manouchehr Mottaki, era noto da tempo a livello internazionale, così come evidenti erano i tentativi del presidente ultra-radicale di marginalizzare i pochi ministri che non dipendono ancora direttamente dalla sua persona o dai pasdaran, sempre più gli intolleranti “azionisti di maggioranza” della Repubblica islamica.

Accuse paradossali: se l’Iran è isolato a livello internazionale, la colpa è di chi ha scatenato una repressione brutale di ogni dissenso, di chi minaccia di lapidare donne processate in modo irregolare, di chi ha manipolato le elezioni, di chi nega ripetutamente la tragedia della Shoah.

Questo allontanamento dimostra inoltre la crescente debolezza di Khamenei: finora la Guida suprema aveva controllato il ministero degli Esteri per mezzo di propri uomini, rintuzzando con fastidio ogni tentativo dei vari presidenti di dettare la politica internazionale dell’Iran.

Una manovra bloccata dal Parlamento ‒ dominato dai conservatori tradizionali e sempre più in rotta di collisione con il presidente ‒ e dallo stesso Khamenei, le cui condizioni di salute, si vocifera, sono però ora sempre più precarie, rendendolo più isolato e meno capace di resistere alle pressioni degli ultraradicali.

Fonte:
http://www.avvenire.it/Commenti/La+partita+di+Ahmadinejad+e+degli+insaziabili+pasdaran_201012150925226700000.htm



{maggio 8, 2010}   Antony & The Johnsons

Nuovo album in arrivo per .Il disco si intitola “Swanlights” e arriverà nei negozi a inizio ottobre.

Questo lavoro propone una perfetta ‘accoppiata’ di musica e parole, infatti insieme al disco ci sarà anche un libro con dipinti, fotografie e scritti realizzati dall’arrista inglese.La release è il seguito dell’acclamatissimo “The Crying Light”, pubblicato a inizio 2009.Non vediamo l’ora di ascoltare le nuove canzoni!

Guarda la preview di “Faccia Come Il Cuore!

Antony & The Johnsons alle prese con una cover di ‘Crazy In Love’

Fonte:
http://www.mtv.it/news/news-detail.asp?IDNEWS=28572



E ciò è ancor più importante nel momento in cui non sono soltanto gli Stati Uniti e i Paesi europei i custodi dei vostri dati.Infatti, mentre le cloud più importanti hanno avuto origine negli Stati Uniti, la crescente domanda, la concorrenza globale e i nuovi modelli di business stanno favorendo la proliferazione di servizi cloud ospitati in aree geografiche diverse e molto differenti tra loro per normative e controlli.Purtroppo, parlando con gli utenti di servizi cloud è facile scoprire che molte aziende non sono affatto consapevoli di dove effettivamente i data center, e quindi i loro dati, risiedono all’interno della cloud.

Questa ingenuità può però costare cara quando la locazione geografica del data center innesca una serie di requisiti di privacy e di sicurezza dei dati che – se non rispettati – possono portare a pesanti conseguenze legali (tra cui il carcere nel peggiore dei casi), a multe oppure (nella migliore delle ipotesi) al dover adottare precisi requisiti di conformità.

Una recente indagine di Forrester ha gettato un po’ di luce sull’effettivo impatto della posizione geografica dei data center, fornendo una mappa delle principali sedi dei data center IaaS (Infrastructure-as-a-Service) pubblici.Questa mappa è destinata a cambiare per via della domanda crescente di questi servizi, tuttavia è oggi utilissima per scoprire quali Paesi del mondo sono più attenti alla protezione dei dati e quindi come le normative di quel Paese specifico possono incidere sul business.

Per aiutarvi a comprendere la portata variabile dei requisiti normativi a seconda del Paese, ecco sulla base delle indicazioni di Forrester una mappa interattiva sulla privacy che denota il grado di severità – evidenziando ambito di tutela, enti interessati, standard di adeguatezza soddisfatti – della protezione dei dati a livello di singolo Paese.

Fonte:
http://www.cwi.it/notizia/20056/2010-03-01/Chi-sono-i-custodi-della-cloud-Scoprite-se-i-dati-sono-al-sicuro.html



da MoscaUn’esplosione nella Repubblica separatista georgiana dell’Ossezia del Sud ha ucciso ieri sette soldati russi. La deflagrazione, presumibilmente causata da un’autobomba, arriva a pochi giorni dalla data stabilita per il ritiro dell’esercito russo dalla zona, come vuole il piano mediato a fine agosto dal leader francese e presidente di turno dell’Unione europea, Nicolas Sarkozy. Secondo quanto riferito alle agenzie di stampa di Mosca dal generale Marat Kulakhmetov, comandante delle forze di pace russe in Ossezia del Sud, alcuni soldati in pattuglia nella zona hanno fermato due veicoli con targa georgiana, a bordo quattro persone di cui non è stata resa nota la nazionalità, fucili e granate F1. I militari avrebbero quindi scortato le automobili alla base, a pochi chilometri dal capoluogo Tskhinvali, dove è avvenuta l’esplosione. Secondo fonti giornalistiche locali, la deflagrazione ha causato forte tensione tra la popolazione, intenta lentamente a ricostruire la cittadina teatro del conflitto di agosto tra Russia e Georgia. Secondo il New York Times, subito dopo il cessate il fuoco, non si sono fermati i camion di aiuti di Mosca, le squadre che ricostruiscono scuole e distribuiscono pane e giornali russi. Per Eduard Kokoity, presidente della Repubblica separatista, dichiarata indipendente assieme all’Abkhazia da Mosca il 26 agosto (e riconosciuta finora soltanto dal Nicaragua, anche se secondo l’ambasciata somala in Russia, presto anche da Mogadiscio), si tratta di «un atto terroristico».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295432



{settembre 17, 2008}   L’industria del terrore

A ridosso dell’11 settembre 2008 il Regno Unito è scosso da una sentenza inaspettata: le prove che il complotto dell’aeroporto dell’agosto 2006 voleva far esplodere in volo sette aviogetti con bombe liquide sono insufficienti a condannarne i membri. Tutti gli imputati meno tre, accusati di semplice «cospirazione», sono scarcerati. Non è la prima volta che una sentenza smentisce il governo di Sua Maestà; nel 2005 il complotto della ricina si rivela una farsa, la sostanza chimica è detersivo. Quella volta bastarono le scuse ufficiali di Blair, oggi invece sono già in piedi le cause civili. A imbastirle è l’industria dei trasporti aerei, penalizzata da una bomba inesistente. I costi sono da capogiro: solo la British Airways perde in pochi giorni 100 milioni di sterline; la BAA, la società aeroportuale britannica, si ritrova a spendere 250 milioni di sterline in più per adeguare la sicurezza alla nuova minaccia. Ed i viaggiatori? Tutti noi costretti a gettare bottigliette d’acqua, creme di bellezza e mascara nei bidoni della spazzatura prima dei controlli di sicurezza? Chi ci risarcirà per il tempo perso, lo stress, i prodotti abbandonati e le altissime tasse aeroportuali necessarie per proteggerci da ordigni fantasmi? A Londra, nel settimo anniversario della tragedia delle Torri Gemelle si chiude l’ultimo capitolo della politica della paura, un’epopea angosciante che ha visto l’occidente modificare il proprio stile di vita a causa del pericolo terrorista.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78904



{agosto 31, 2008}   Il discorso di Obama

il,discorso,di,obamanewsÈ con profonda gratitudine e grande umiltà che accetto la vostra nomination per la presidenza degli Stati Uniti.Lasciate anzitutto che ringrazi i miei avversari nelle primarie e in particolare colei che più a lungo mi ha conteso la vittoria – un faro per i lavoratori americani e fonte di ispirazione per le mie figlie e le vostre – Hillary Rodham Clinton. Grazie anche al presidente Clinton e a Ted Kennedy, che incarna lo spirito di servizio, e al prossimo vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden.Il mio amore va alla prossima First Lady, Michelle Obama e a Sasha e Malia. Vi amo e sono fiero di voi. Quattro anni fa vi ho raccontato la mia storia, la storia di una breve unione tra un giovane del Kenya e una giovane del Kansas, persone qualunque e non ricche, ma che condividevano la convinzione che in America il loro figliolo potesse realizzare i suoi sogni. È questa la ragione per cui mi trovo qui stasera. Perchè per 230 anni ogni qual volta questo ideale americano e’ stato minacciato, gli uomini e le donne di questo Paese – studenti e soldati, contadini e insegnanti, infermieri e bidelli – hanno trovato il coraggio di difenderlo.Attraversiamo un momento difficile, un momento in cui il Paese e’ in guerra, l’economia e’ in crisi e il sogno americano e’ stato ancora una volta minacciato. Oggi molti americani sono disoccupati e moltissimi sono costretti a lavorare di più per un salario inferiore.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78477



Caro Direttore, innanzitutto grazie per aver dato vita all’indispensabile dibattito sul futuro del Pdl e sulle relative alleanze. Un momento di confronto del quale sicuramente abbiamo bisogno e al quale mi permetto di aggiungere alcune riflessioni. La nascita di un Pdl locale è un evento naturale ed ineluttabile. Lo vuole (e lo ha già attuato con la grande vittoria alle politiche) il vertice ed è atteso quantomeno dal 2006 dal nostro elettorato. I tempi sono però già troppo ristretti, se vogliamo vincere le regionali del 2010. Aspettare l’arrivo dei Coordinatori Nazionali Verdini e La Russa sarebbe un grave errore, perché ritarderebbe ulteriormente la formazione di un nostro programma che può scaturire solo dopo e non prima della nascita ufficiale del Pdl ligure. Ha fatto bene quindi l’on. Scajola ad aprire un confronto immediato con i responsabili regionali Sandroglio e Minasso. L’auspicio è di avere, in tempi brevissimi, l’unificazione dell’organizzazione interna e dei gruppi consiliari in Regione, Comuni e Municipi, superando questo momento di confusione di ruoli e di piccole polemiche. Poi potremo dedicarci alla realizzazione di un Programma molto coraggioso, sintesi dei progetti e dei Valori di tutte le componenti del Pdl, e con l’apporto di tutti gli eletti negli enti locali che tenga conto delle aspettative dei Liguri; non avendo comunque paura di dire che con i quotidiani disastri della giunta Burlando siamo arrivati ad un passo dal baratro.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=286157



{giugno 28, 2008}   Hello world!

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