Carotel’s Weblog











da MoscaUn’esplosione nella Repubblica separatista georgiana dell’Ossezia del Sud ha ucciso ieri sette soldati russi. La deflagrazione, presumibilmente causata da un’autobomba, arriva a pochi giorni dalla data stabilita per il ritiro dell’esercito russo dalla zona, come vuole il piano mediato a fine agosto dal leader francese e presidente di turno dell’Unione europea, Nicolas Sarkozy. Secondo quanto riferito alle agenzie di stampa di Mosca dal generale Marat Kulakhmetov, comandante delle forze di pace russe in Ossezia del Sud, alcuni soldati in pattuglia nella zona hanno fermato due veicoli con targa georgiana, a bordo quattro persone di cui non è stata resa nota la nazionalità, fucili e granate F1. I militari avrebbero quindi scortato le automobili alla base, a pochi chilometri dal capoluogo Tskhinvali, dove è avvenuta l’esplosione. Secondo fonti giornalistiche locali, la deflagrazione ha causato forte tensione tra la popolazione, intenta lentamente a ricostruire la cittadina teatro del conflitto di agosto tra Russia e Georgia. Secondo il New York Times, subito dopo il cessate il fuoco, non si sono fermati i camion di aiuti di Mosca, le squadre che ricostruiscono scuole e distribuiscono pane e giornali russi. Per Eduard Kokoity, presidente della Repubblica separatista, dichiarata indipendente assieme all’Abkhazia da Mosca il 26 agosto (e riconosciuta finora soltanto dal Nicaragua, anche se secondo l’ambasciata somala in Russia, presto anche da Mogadiscio), si tratta di «un atto terroristico».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295432



{Settembre 17, 2008}   L’industria del terrore

A ridosso dell’11 settembre 2008 il Regno Unito è scosso da una sentenza inaspettata: le prove che il complotto dell’aeroporto dell’agosto 2006 voleva far esplodere in volo sette aviogetti con bombe liquide sono insufficienti a condannarne i membri. Tutti gli imputati meno tre, accusati di semplice «cospirazione», sono scarcerati. Non è la prima volta che una sentenza smentisce il governo di Sua Maestà; nel 2005 il complotto della ricina si rivela una farsa, la sostanza chimica è detersivo. Quella volta bastarono le scuse ufficiali di Blair, oggi invece sono già in piedi le cause civili. A imbastirle è l’industria dei trasporti aerei, penalizzata da una bomba inesistente. I costi sono da capogiro: solo la British Airways perde in pochi giorni 100 milioni di sterline; la BAA, la società aeroportuale britannica, si ritrova a spendere 250 milioni di sterline in più per adeguare la sicurezza alla nuova minaccia. Ed i viaggiatori? Tutti noi costretti a gettare bottigliette d’acqua, creme di bellezza e mascara nei bidoni della spazzatura prima dei controlli di sicurezza? Chi ci risarcirà per il tempo perso, lo stress, i prodotti abbandonati e le altissime tasse aeroportuali necessarie per proteggerci da ordigni fantasmi? A Londra, nel settimo anniversario della tragedia delle Torri Gemelle si chiude l’ultimo capitolo della politica della paura, un’epopea angosciante che ha visto l’occidente modificare il proprio stile di vita a causa del pericolo terrorista.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78904



{Agosto 31, 2008}   Il discorso di Obama

il,discorso,di,obamanewsÈ con profonda gratitudine e grande umiltà che accetto la vostra nomination per la presidenza degli Stati Uniti.Lasciate anzitutto che ringrazi i miei avversari nelle primarie e in particolare colei che più a lungo mi ha conteso la vittoria – un faro per i lavoratori americani e fonte di ispirazione per le mie figlie e le vostre – Hillary Rodham Clinton. Grazie anche al presidente Clinton e a Ted Kennedy, che incarna lo spirito di servizio, e al prossimo vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden.Il mio amore va alla prossima First Lady, Michelle Obama e a Sasha e Malia. Vi amo e sono fiero di voi. Quattro anni fa vi ho raccontato la mia storia, la storia di una breve unione tra un giovane del Kenya e una giovane del Kansas, persone qualunque e non ricche, ma che condividevano la convinzione che in America il loro figliolo potesse realizzare i suoi sogni. È questa la ragione per cui mi trovo qui stasera. Perchè per 230 anni ogni qual volta questo ideale americano e’ stato minacciato, gli uomini e le donne di questo Paese – studenti e soldati, contadini e insegnanti, infermieri e bidelli – hanno trovato il coraggio di difenderlo.Attraversiamo un momento difficile, un momento in cui il Paese e’ in guerra, l’economia e’ in crisi e il sogno americano e’ stato ancora una volta minacciato. Oggi molti americani sono disoccupati e moltissimi sono costretti a lavorare di più per un salario inferiore.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78477



Caro Direttore, innanzitutto grazie per aver dato vita all’indispensabile dibattito sul futuro del Pdl e sulle relative alleanze. Un momento di confronto del quale sicuramente abbiamo bisogno e al quale mi permetto di aggiungere alcune riflessioni. La nascita di un Pdl locale è un evento naturale ed ineluttabile. Lo vuole (e lo ha già attuato con la grande vittoria alle politiche) il vertice ed è atteso quantomeno dal 2006 dal nostro elettorato. I tempi sono però già troppo ristretti, se vogliamo vincere le regionali del 2010. Aspettare l’arrivo dei Coordinatori Nazionali Verdini e La Russa sarebbe un grave errore, perché ritarderebbe ulteriormente la formazione di un nostro programma che può scaturire solo dopo e non prima della nascita ufficiale del Pdl ligure. Ha fatto bene quindi l’on. Scajola ad aprire un confronto immediato con i responsabili regionali Sandroglio e Minasso. L’auspicio è di avere, in tempi brevissimi, l’unificazione dell’organizzazione interna e dei gruppi consiliari in Regione, Comuni e Municipi, superando questo momento di confusione di ruoli e di piccole polemiche. Poi potremo dedicarci alla realizzazione di un Programma molto coraggioso, sintesi dei progetti e dei Valori di tutte le componenti del Pdl, e con l’apporto di tutti gli eletti negli enti locali che tenga conto delle aspettative dei Liguri; non avendo comunque paura di dire che con i quotidiani disastri della giunta Burlando siamo arrivati ad un passo dal baratro.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=286157



{Giugno 28, 2008}   Hello world!

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