La speranza di una grazia finisce alle sette di sera. Chiudono i cancelli, al santuario di San Giovanni Rotondo. Una giornata è finita, ma nella fabbrica dei miracoli costruita attorno alla figura di Padre Pio, non c’è tempo da perdere. E così, quando le luci della chiesa ancora non si sono spente e i pellegrini ancora non sono tornati a casa, dietro un muro si inizia a smontare la scenografia: i ceri – che si possono acquistare ad un distributore automatico che garantisce «lunga durata» – vengono raccolti e gettati in sacchi neri. Che fine fanno? «Li portiamo dentro», spiega un giovane addetto alle pulizie. «Dentro», si scopre poco dopo, è un magazzino fatiscente che sta a pochi metri di distanza. Più a lato, due ragazze si affannano a togliere dalle mani di una statua i rosari che i devoti hanno aggrovigliato attorno. «Ce ne hanno messo d’impegno!» sembrano inveire contro i pellegrini premurosi. Quelli che le loro speranze le hanno avvolte con dovizia, e forse preferirebbero non vedere con i loro occhi che le loro preghiere hanno le ore così contate. Ma sono le sette di sera, non c’è tempo da perdere con la devozione.La religione che scopre il business non è certo una novità, né una prerogativa di questo paese arroccato sul Gargano. Ma a San Giovanni Rotondo l’affare ha da poco nuova linfa: è la salma del santo, riesumata il 24 aprile scorso.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78489