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Le foci di una quarantina di corsi d’acqua che sboccano al mare in provincia di Roma presentano un elevato tasso d’inquinamento fecale rendendo il tratto di costa non balneabile. Un fenomeno che s’intensifica in estate, quando cresce la popolazione e i depuratori non ce la fanno più. Nel fiume Sacco, a valle di Colleferro, nonostante gli interventi, sono ancora presenti i pesticidi. Nel lago di Albano si registra un’alta concentrazione di alghe, segno di uno scadimento idrico estetico della qualità delle acque che assumono diverse colorazioni. Questi, in sintesi, i dati riferiti dal dirigente dell’Arpa Massimo Floccia del Terzo Rapporto sulla qualità delle acque della provincia di Roma del 2006 presentato ieri a Palazzo Valentini dal commissario straordinario di Arpa Lazio, Corrado Carrubba, e dai due assessori all’ambiente della provincia e della regione, Michele Civita e Filiberto Zaratti. Lo studio fotografa la situazione attuale delle acque superficiali e profonde, del mare e dei fiumi per verificarne lo stato chimico e fisico, vedere se possono essere potabilizzate, se sono idonee alla vita dei pesci e se sono balneabili. Il monitoraggio dovrebbe ripetersi ogni anno fino al 2015 quando tutte le acque dovrebbero essere qualificate come «buone». «Ma il vero problema sono i vecchi depuratori che non funzionano» dice Carrubba. In una scala che va dal rosso al blu, dalla invivibilità anche per i pesci più resistenti ad acque limpide in cui possono vivere i più sensibili, i colori verde blu prevalgono nell’alto e medio corso dell’Aniene fino a Tivoli e nel Tevere prima di entrare a Roma.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273708



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